Blog

Non categorizzato

DIRITTO A 360° -n.5-28/9/2020

La disciplina antiusura si applica agli interessi moratori?

Risponde la Cassazione a SS.UU. n. 19597/2020

La sentenza pronunciata dalla Cassazione a Sezioni Unite n. 19597 risolve tutta una serie di questioni di cui si è dibattuto in questi anni a proposito di usura, interessi di mora e conseguenze sui contratti bancari dell’applicazione di tassi usurari anche in forma diversa, quale corrispettivo per la concessione del denaro.

La prima macro-questione esaminata riguarda l’applicabilità della disciplina antiusura anche agli interessi moratori e la seconda afferisce alla vessatorietà della clausola sugli interessi moratori nei contratti dei consumatori.

Secondo la Corte in caso di usura degli interessi moratori risulterebbe da preferire la tesi estensiva, secondo la quale anche agli interessi moratori si applica l’art. 1815, comma 2, c.c.. Tale orientamento sarebbe preferibile al fine di dare una maggiore tutela al soggetto finanziato, in quanto il concetto di tasso usurario e la relativa disciplina non possono ritenersi estranei all’interesse moratorio. Pertanto, in caso di interessi moratori “usurari” non saranno dovuti gli interessi moratori pattuiti, ma in base all’art. 1224, comma 1, c.c., saranno dovuti gli interessi corrispettivi lecitamente convenuti.

Il Supremo Collegio evidenzia poi che l’interesse ad agire del finanziato per la declaratoria di usurarietà degli interessi pattuiti sussiste anche in corso di rapporto, avuto riguardo al tasso-soglia pattuito al momento dell’accordo. In tal caso, la sentenza di accertamento della nullità della clausola ottenuta potrà essere utilizzata qualora l’Istituto finanziante utilizzasse tale tasso in futuro. Mentre, una volta verificatosi l’inadempimento ed il presupposto per l’applicazione degli interessi moratori, la valutazione dell’usurarietà attiene all’interesse in concreto applicato dopo l’inadempimento.

Da ultimo le Sezioni Unite hanno evidenziando che nei contratti conclusi con un consumatore concorre la tutela prevista dagli artt. 33, comma 2, lett. f) e 36, comma 1, del codice del consumo di cui al d.lgs. n. 206 del 2005, già artt. 1469-bis e 1469-quinquies c.c..

Dalla lettura del testo integrale della sentenza, cui si rimanda per comprendere appieno la portata della predetta pronuncia, oltre a quanto già esposto, sono desumibili i seguenti ulteriori principi in tema di misura del tasso di interesse:

«La mancata indicazione dell’interesse di mora nell’ambito del T.e.g.m. non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali, i quali contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali, statisticamente rilevato in modo del pari oggettivo ed unitario, essendo questo idoneo a palesare che una clausola sugli interessi moratori sia usuraria, perché “fuori mercato”, donde la formula: “T.e.g.m., più la maggiorazione media degli interessi moratori, il tutto moltiplicato per il coefficiente in aumento, più i punti percentuali aggiuntivi, previsti quale ulteriore tolleranza dal predetto decreto”».

«L’onere probatorio nelle controversie sulla debenza e sulla misura degli interessi moratori, ai sensi dell’art. 2697 cod. civ., si atteggia nel senso che, da un lato, il debitore, il quale intenda provare l’entità usuraria degli stessi, ha l’onere di dedurre il tipo contrattuale, la clausola negoziale, il tasso moratorio in concreto applicato, l’eventuale qualità di consumatore, la misura del T.e.g.m. nel periodo considerato, con gli altri elementi contenuti nel decreto ministeriale di riferimento; dall’altro lato, è onere della controparte allegare e provare i fatti modificativi o estintivi dell’altrui diritto».