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DIRITTO A 360° -n.3-19/5/2020

È con grande piacere e con orgoglio professionale, che mi appresto a commentare questa sentenza, per me innovativa, emessa dal Tribunale di Modena nel 2018.

Il mio assistito, un padre serio e responsabile, riceve finalmente, dopo anni di sofferenza ed umiliazioni, quella che spesso cerchiamo per i nostri clienti cioè una sentenza giusta.

La vicenda è la classica separazione conflittuale che si riverbera sulla gestione del figlio minore.

Plurime sono state le condotte ostative del rapporto padre-figlio messe in atto dalla madre.

Il bimbo infatti ha varie volte espresso, un rifiuto – seppur solo formale – verso il padre, rifiuto però non suffragato da elementi di timore vero, ma manifestato solo per accondiscendere ai sentimenti della madre, che nulla ha mai fatto per rinforzare il rapporto con l’altro genitore.

Dopo alcuni anni di incontri protetti e conseguenti valutazioni psicologiche dei Servizi sociali, una CTU sulla capacità genitoriali dei coniugi e l’archiviazione di un esposto per maltrattamenti in famiglia verso il padre, il Tribunale ha stabilito che il minore deve essere affidato ai Servizi sociali, dato che la madre ha manifestato di non sapersi attivare per indurre il bimbo a frequentare l’altra figura genitoriale, avendo instaurato con il figlio un rapporto simbiotico che le impedisce di scindere il proprio vissuto con l’ex marito dall’interesse del figlio alla continuità della frequentazione con il padre.

Ma la sentenza va oltre, a parere del sottoscritto, in modo veramente innovativo ed assolutamente in linea con le necessità superiori dei minori.

La madre mantiene sì il collocamento prevalente, in quanto forzare il minore a vivere con il padre è contrario al suo interesse, ma tale collocamento materno permarrà solo a fronte del suo impegno a garantire l’accesso con continuità all’altro genitore, con incarico ai Servizi affidatari di valutare un diverso collocamento informandone il Giudice tutelare e la Procura dei minori.

Infine, è da sottolineare la condanna della madre ex art. 709 ter. c.p.c. per il danno recato, con la sua ripetuta condotta ostativa, sia al diritto del figlio alla bigenitorialità, sia al diritto del papà alla frequentazione del proprio figlio, per un importo equitativo di € 2.000,00 ciascuno, in considerazione del fatto che il loro rapporto non è definitivamente compromesso.

Il Collegio ha inoltre ritenuto che, qualora la madre persista in tale condotta, sarà oggetto di più severa valutazione anche ai fini risarcitori.

Inoltre, la madre è stata ammonita ex art. 709 ter c.p.c. a non tenere altre condotte, dirette o indirette, ostative del rapporto padre-figlio e dovrà attivarsi con il Servizio per favorire i rapporti con il padre.

Infine, last but not least, le spese peritali di CTU, oltre alle legali, sono state poste integralmente a carico della madre poiché il suo esposto (poi risultato infondato ed archiviato) è stato la base dell’incarico peritale.

Fondamentale risulterà il ruolo dei Servizi nella gestione della successiva fase di monitoraggio e sostegno ai genitori, ma soprattutto di assistenza al minore, i cui diritti sono stati in questa pronuncia compiutamente tutelati.

Avv. Saverio Iacoi del Foro di Modena

Il testo integrale della sentenza è disponibile al seguente indirizzo https://www.vis-maior.com/wp-content/uploads/2020/05/sentenza-Tribunale-di-Modena.pdf

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