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Artt. 571, 572 e 612 bis c.p.

Pubblicazione 14 maggio 2020

Art. 571 c.p. – Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina

  1. DEFINIZIONE DEL REATO

Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidati per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi.

Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano le pene stabilite negli articoli 582 e 583, ridotte a un terzo; se ne deriva la morte, si applica la reclusione da tre a otto anni.

2. NATURA GIURIDICA

  • Delitto
  • Procedibile d’ufficio
  • Reato istantaneo
  • Di pericolo
  • Contro la famiglia

3. BENE GIURIDICO TUTELATO

Interesse dello Stato alla salvaguardia della famiglia e di tutte le altre istituzioni interessate da rapporti disciplina, dall’abuso di mezzi di correzione e disciplina.

4. OGGETTO MATERIALE DEL REATO

Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina

5. OGGETTO ATTIVO DEL REATO

Reato proprio

Reato monosoggettivo

6. SOGGETTO PASSIVO

Chiunque sia sottoposto alla autorità o affidato ad altri per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia

7. ELEMENTO OGGETTIVO DEL REATO

Reato di condotta a forma vincolata

Reato commissivo

8. ELEMENTO SOGGETTIVO DEL REATO

Dolo generico

9. FORMA DI MANIFESTAZIONE DEL REATO

Consumato

Concepibile il reato in forma tentata.

Art. 572 c.p. – Maltrattamenti contro familiari e conviventi

  1. DEFINIZIONE DEL REATO

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità come definita ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero se il fatto è commesso con armi.

Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.

Il minore di anni diciotto che assiste ai maltrattamenti di cui al presente articolo si considera persona offesa dal reato.

2. NATURA GIURIDICA

  • Delitto
  • Procedibilità d’ufficio
  • Reato abituale
  • Di pericolo
  • Contro la famiglia/persona
  • Reato sussidiario

3. BENE GIURIDICO TUTELATO

Integrità psico-fisica della persona offesa

4. OGGETTO MATERIALE DEL REATO

Maltrattamenti verso soggetti tra i quali intercorre un rapporto di familiarità o un rapporto disciplinare.

5. SOGGETTO ATTIVO DEL REATO

Reato proprio

Reato monosoggettivo

6. SOGGETTO PASSIVO

Familiare o convivente, o persona sottoposta all’autorità o affidata al soggetto attivo per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia.

7. ELEMENTO OGGETTIVO DEL REATO

Reato di condotta a forma libera/vincolata

Reato commissivo

8. ELEMENTO SOGGETTIVO DEL REATO

Dolo generico

9. FORMA DI MANIFESTAZIONE DEL REATO

Consumato

Difficilmente concepibile il reato in forma tentata.

Art. 612 bis c.p. – Atti persecutori

  1. DEFINIZIONE DEL REATO

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

2. NATURA GIURIDICA

  • Delitto
  • Procedibile a querela di parte / d’ufficio
  • Reato abituale
  • Di danno
  • Contro la persona
  • Reato sussidiario

3. BENE GIURIDICO TUTELATO

Libertà morale

4. OGGETTO MATERIALE DEL REATO

Comportamento assillante ed invasivo nella vita altrui realizzato con condotte reiterate di molestia o minaccia.

5. SOGGETTO ATTIVO DEL REATO

Reato comune

Reato monosoggettivo

6. SOGGETTO PASSIVO

Chiunque sia in un grave e perdurante stato di ansia o di paura, o abbia un fondato timore per l’incolumità propria per sé o per un prossimo congiunto o sia costretto a modificare le proprie abitudini di vita a causa di condotte reiterate di minaccia o molestia.

7. ELEMENTO OGGETTIVO DEL REATO

Reato di evento a forma vincolata

Reato commissivo

8. ELEMENTO SOGGETTIVO DEL REATO

Dolo generico

9. FORMA DI MANIFESTAZIONE DEL REATO

Consumato

Difficilmente concepibile il reato in forma tentata

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